Libertà guadagnate

29 novembre 2010: una data che è destinata a cambiare il mondo dell’informazione e, in fondo, delle libertà individuali. E’ successo che wikleaks, sì un sito internet, abbia per ore tenuto appeso il mondo a delle notizie che notizie non sono. Le rivelazioni che il collettivo di Assange ha dato bruciando giornali, televisioni e la storia stessa, non andranno a sconvolgere il mondo così come lo conosciamo: che i diplomatici Usa pensino che Berlusconi è un rincoglionito e che Sarkozy è un poveraccio, diciamocelo, interessa poco.

Ma che il web abbia sorpassato e distaccato in un colpo solo i media tradizionali, questo sì che è interessante. Non si parla più di velocità, di privilegi, di censure: da adesso ognuno di noi che sia collegato a un computer può capire la portata rivoluzionaria della rete. Riguarda anche l’informazione. E quindi, la libertà. Una libertà che però va salvaguardata e per farlo non ci resta che l’ultimo passo: capito come usare il mezzo dobbiamo capire cosa diffonderci. Le notizie, gli approfondimenti, gli scoop adesso non hanno più veli: il web ha liberato pure loro.

www.reportageitalia.it

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QUESTIONI UMORALI

 

Gianfranco va, non va, ritorna poi esce. Mara prima ama, poi odia. Non si riconosce, dice. Pier rivendica la sua onestà intellettuale e si dice sempre pronto a risolvere i problemi del Paese che nemmeno SuperPippo. Oggi, in questa ventosa giornata di novembre si parla di questo. E siamo tutti appesi al filo dell’incertezza umorale di questi personaggi. Poi ci si dimentica quello che loro hanno fatto, prima di quello che hanno detto. Gianfranco sarà ricordato, fra l’altro, per due leggi: quella che manda in galera chi si fa uno spinello di troppo e quella che ha reso impossibile la vita degli immigrati in Italia; Mara per le allusioni sessiste e per la sua lotta contro le prostitute e non contro la prostituzione; Pier per aver messo in risalto – come se ce ne fosse bisogno – l’imprescindibile ruolo del Vaticano nelle nostre vite.

Sadia aspetta da sempre un marito, ma non sa se potrà sceglierlo. Mohammed guarda la tv italiana in salotto e cerca di capirci qualcosa. Nel frattempo si progetta un’altra partita di cricket e si parla di culture diverse, di Grande Fratello e di come pakistani e italiani possano integrarsi. Di loro, della comunità pakistana a Brescia, non si parla mai. Potrete leggere la loro storia domani su reportageitalia.it

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ITALIA RIFIUTATA

 

Ieri sera Mentana ci ha fatto vedere una Napoli dove i cittadini buttavano la munnezza per terra per far vedere a tutti che il problema non è risolto. “Se rovesciamo i cassonetti per strada le macchine non passano e quindi qualcuno dovrà venire e raccattarla. Per forza” è il ragionamento dei napoletani. Nessuno l’ha raccolta.

reportageitalia.it ha passato molte notti a Terzigno, dove la rabbia della popolazione è più forte della puzza che li ammorbava per almeno 12 ore al giorno, ogni giorno. Il problema però è sempre là, oggi come 20 anni fa. Adesso che questo governo sta cadendo, chi verrà dopo Berlusconi riuscirà a risolvere il problema rifiuti? Si accettano scommesse…

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Ancora veleni

Taranto è una città bellissima. Il centro storico, circondato dai due mari, trasuda storia da ogni angolo abbandonato e da ogni finestra di case lasciate al loro destino in nome dell’industria. Perché quando lo Stato decise di costruire la più grande acciaieria d’Europa proprio a Taranto migliaia di tarantini lasciarono la loro casa e si trasferirono nei quartieri più vicini al loro futuro posto di lavoro: Paolo VI e Tamburi. L’acciaio significava stipendio, lo stipendio significava mangiare. A distanza di 40 anni, l’acciaieria è privata, il lavoro è sempre meno ma una cosa è aumentata: l’inquinamento. Tamburi è un quartiere rosso per le polveri, Paolo VI una periferia con mille problemi. Anche a Taranto l’aumento dei tumori fra la popolazione è in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Nelle campagne vicine ci sono due fratelli che hanno una masseria: le loro pecore sono state abbattute perché contaminate dalla diossina, loro sono rovinati. Non vi ho detto chi sono i nuovi proprietari dell’Ilva di Taranto. Ecco, sono i Riva che da oggi sono indagati per disastro ambientale, proprio per i danni che ha fatto la loro acciaieria. Extramedia c’era già stata a Taranto e ve l’ha raccontata. Ecco, andate a leggere: Taranto avvelenata

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Nel Paese che Muore d’Amianto – Rifiuti e Informazione

Reportage Extramedia su L'espresso

Allora, oggi il nostro blog di Reportage Extra Media ha pubblicato su l’espresso.it un foto-video reportage realizzato a Ferrandina. Se volete, andate a leggervelo, guardate le foto e il video. Vi accorgerete che si tratta di una storia abbastanza allucinante, ma purtroppo ormai comune nella nostra Italia.

Non è vero che la nostra informazione non è libera, è vero che la nostra informazione è pilotata. Spendiamo un’infinità di tempo a chiacchierare di qualsiasi stronzata venga detta dal politico di turno, come se le loro parole avessero la capacità di migliorare (o peggiorare, il senso è lo stesso) lo status quo. Invece niente, le chiacchiere hanno il solo scopo di assicurare al peone di turno un passaggio televisivo e magari qualche voto in più.
Poi però ci sono i fatti. C’è quello che tutti noi, lontani dal Parlamento, dalle auto blu, dai microfoni retti da una mano inisistente, dobbiamo affrontare e capire ogni giorno.
Soprattutto capire.
E allora che ci stanno a fare i giornalisti?

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Io sto con DDR

www.extramedia.org

Premessa: non sono romanista, non sono un ultrà, non vado spesso allo stadio, non sono fra coloro che ritengono che le curve siano chissà quale luogo di socializzazione. Sono uno come tanti e in quanto tale ritengo di avere il diritto di non aver paura dei poliziotti. Non me ne frega niente dei discorsi tipo “sono pagati per proteggerci”; “sono la nostra interfaccia con lo Stato” ecc… Credo che poliziotti, carabinieri e celerini siano dei lavoratori e come tutti i lavoratori possano essere bravi o meno bravi, possano credere o meno nel loro lavoro e quanto altro. C’è però una differenza fra un “tutore dell’ordine” e – che so – un ragioniere: il primo è armato e ha licenza di usare la violenza. Benissimo. Allora qualcuno mi spieghi perché le loro pistole e i loro manganelli sono serviti – troppo spesso, ultimamente – a fermare, a volte per sempre, la pericolosità di un ragazzo che stava andando a cena fuori (Stefano Gugliotta), di un ragazzo che stava ad una festa con un po’ di droga in tasca (Stefano Cucchi, anche se ancora non ci dicono che è andata così), di un diciottenne che stava rincasando dopo una notte in discoteca (Federico Aldovrandi), di un uomo che era un po’ ubriaco (Giuseppe Uva), per non parlare dei tanti stranieri e dei tanti manifestanti allegramente manganellati in quanto tali.

Ora, qui non voglio addossare le colpe al corpo della polizia o dei carabinieri. Voglio solamente dire che anche fra loro ci possono essere “compagni che sbagliano”. Il problema è che sbagliano sempre a discapito di precise categorie sociali: il tifoso, lo straniero, il frikkettone, il manifestante, il drogatello. E poi le autorità ci vengono a dire che si deve intervenire contro di loro, con il divieto di manifestare, con le espulsioni, con le tessere del tifoso.

Cornuti e mazziati? No, Daniele, non chiedere scusa.

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