Ancora veleni

Taranto è una città bellissima. Il centro storico, circondato dai due mari, trasuda storia da ogni angolo abbandonato e da ogni finestra di case lasciate al loro destino in nome dell’industria. Perché quando lo Stato decise di costruire la più grande acciaieria d’Europa proprio a Taranto migliaia di tarantini lasciarono la loro casa e si trasferirono nei quartieri più vicini al loro futuro posto di lavoro: Paolo VI e Tamburi. L’acciaio significava stipendio, lo stipendio significava mangiare. A distanza di 40 anni, l’acciaieria è privata, il lavoro è sempre meno ma una cosa è aumentata: l’inquinamento. Tamburi è un quartiere rosso per le polveri, Paolo VI una periferia con mille problemi. Anche a Taranto l’aumento dei tumori fra la popolazione è in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Nelle campagne vicine ci sono due fratelli che hanno una masseria: le loro pecore sono state abbattute perché contaminate dalla diossina, loro sono rovinati. Non vi ho detto chi sono i nuovi proprietari dell’Ilva di Taranto. Ecco, sono i Riva che da oggi sono indagati per disastro ambientale, proprio per i danni che ha fatto la loro acciaieria. Extramedia c’era già stata a Taranto e ve l’ha raccontata. Ecco, andate a leggere: Taranto avvelenata

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